Lode

giugno 28, 2009

Domenica sera. Momento ideale per tessere nuovamente i fili abbandonati -ahimè- e più ripresi. Volevo pensarci un pochino prima di scrivere qualcosa. qualcosa di affrettato. Impegni di lavoro mi hanno occupato troppo tempo. Così mi sono ritrovo a scrivere dopo il centello di Valentino Rossi. Cento vittorie nelle classi motociclistiche dalla 125 alla 2 e mezzo alla 500. Diventando re in Moto GP.

La seconda il Brasile ha vinto la conf. Cup.
Entrambe le cose mi sembrano scontate.
Entrambi sono imprese messe a segno dai migliori in questo momento nella loro disciplina.
Al di là di tutto però il BRasile ha commesso degli errori, seppur ha vinto.

Al di là di tutto però c’è Vale.
Dottore, Cento e lode.


Saldo. O soldo.

giugno 19, 2009

Vendere un pallone d’oro. Più volte dichiarato tra i primi cinque del mondo. Non si dovrebbe fare. Mai.
Nemmeno in questi tempo di crisi.

Soprattutto non si può considerare un sostituto, per carità bravo fin quanto volete. Ma che viene da un anno, non da dieci, dove è stato cannoniere in Germania.
Può essere discreto, utile alla causa, duttile al gioco.
Non un fenomeno.

Per me.


Detto

giugno 19, 2009

Detto che l’Egitto è campione d’Africa, ma l’Italia è campione del mondo.

Detto che in calcio si gioca in undici contro undici e chi segna più gol vince.

Detto che basterebbe vedere trofei vinti dagli undici giocatori della squadra, e poi quella dell’altra.

Oppure gli stipendi.

Oppure gli sponsor.

Detto che se si andasse a vedere queste dati, si potrebbe scientificamente stabilite che vincerebbe quella con più trofei, più sponsor, con i giocatori che più hanno vinto, che è campione del mondo.

Ma il calcio non è scienza. Non è matematica.

Così scopri che non per caso il Brasile si son presi tre peri dall’Egitto.

Che basta la grinta per cambiare i valori in campo.

Che basta una giornata storta per rovinare una partita.

Che basta un zidan qualcunque, per far diventare squadra capace di battere i campioni del mondo.

Detto tutto questo. I campioni azzurri non sono diventati brocchi e i faraoni d’Egitto non sono diventati “Ronaldi”.

Che il calcio è bello anche per questo. Perchè si può perdere qualsiasi partita. E la si può vincere.

Basta un attimo, un gesto. Una girata, un colpo di testa, un tiro.

Così succede quello che meno ti aspettavi. Ma che tutto sommato è prevedibile.

Ora ci giochiamo tutto contro il Brasile e non è detto prima che perdiamo.

Non lo sappiamo. Altrimenti va l’Egitto avanti.

Detto però. Che noi ci abbiamo messo troppo del nostro per permettere tutto questo.


Secondo

giugno 18, 2009

Sfida contro l’Egitto questa sera. Gioca Rossi, stiamo in attesa.

Pronostico: 1-1.

Scomesse aperte.


Esordio

giugno 16, 2009

Forse non per caso, ma nemmeno tanto. Questo blog inizia il giorno dopo l’esordio azzurro nella Confederation Cup. Sfida targata Fifa. Per i campioni continentali. Palco televisivo sorta di prova generale prima dei mondiali. Per la prima volta, l’Italia partecipa da campione del mondo. Merito di quella vittoria sotto il cielo di Berlino tre anni fa. Luglio 2006. Indimenticabile.

Due gironi. Il nostro con i campioni in carica del Sudamerica, Brasile. Africa, Egitto. CentroAmerica, Stati Uniti. Nell’altro le furie rosse della Spagna. I tutti neri dalla Nuova Zelanda. I padroni di casa, Sudfrica nazione ospitante dei mondiali del prossimo anno.

Intanto la partita. Cosa certa è risultato. 3-1. Cosa ancora più certa l’ha decisa Lippi, nel bene e nel male. Perchè scelta sua l’idea vincente di mettere in campo Giuseppe Rossi. Errore suo, non metterlo in campo prima.

Partita diversa da quella dei Mondiali 2006. Finita 1-1 per i gol, di Gilardino e Zaccardo. Nella porta sbagliata (unico rete, assieme al rigore di Zidane subita in Germania). Finita 2-1 per i cartellini rossi.

Questa volta, è andata diversamente. Gli Usa, in 10 per l’espulsione di Clarke,passati in vantaggio su rigore. Donovan glaciale. Sacrosanto. Limpido. Chiellini da dilettante nell’occasione. Maledettamente fuori tempo. Poi entra il Rossi. Potrebbe cancellare dalla memoria dei nati post 82 il Paolo, Giuseppe. Fulmine di destro imparabile per Howard. 35 metri di campo col pallone che volava a mezz’aria. Poi controbalzo, tecnicamente perfetto dal dischetto. Dopo una volata sulla fascia di Pirlo che sembrava Messi. Mai visto il 21 così, in maglia rossonera. In mezzo la rete di De Rossi, buona per portarci in vantaggio.  E per cancellare dalla sua mente quella per lui maledetta partita.

Partita della dignità, definita da Civoli- Bagni, quando il risultato era 1-0 per gli altri.

Per me, solo una vittoria. Se le carte saranno a nostro favore nel corso del torneo lo vedremo contro l’Egitto. Che ha fatto 3 gol al Brasile. Mica scherzi.

Se poi abbiamo quel Rossi. Non pablito. l’Altro.


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