Detto

Detto che l’Egitto è campione d’Africa, ma l’Italia è campione del mondo.

Detto che in calcio si gioca in undici contro undici e chi segna più gol vince.

Detto che basterebbe vedere trofei vinti dagli undici giocatori della squadra, e poi quella dell’altra.

Oppure gli stipendi.

Oppure gli sponsor.

Detto che se si andasse a vedere queste dati, si potrebbe scientificamente stabilite che vincerebbe quella con più trofei, più sponsor, con i giocatori che più hanno vinto, che è campione del mondo.

Ma il calcio non è scienza. Non è matematica.

Così scopri che non per caso il Brasile si son presi tre peri dall’Egitto.

Che basta la grinta per cambiare i valori in campo.

Che basta una giornata storta per rovinare una partita.

Che basta un zidan qualcunque, per far diventare squadra capace di battere i campioni del mondo.

Detto tutto questo. I campioni azzurri non sono diventati brocchi e i faraoni d’Egitto non sono diventati “Ronaldi”.

Che il calcio è bello anche per questo. Perchè si può perdere qualsiasi partita. E la si può vincere.

Basta un attimo, un gesto. Una girata, un colpo di testa, un tiro.

Così succede quello che meno ti aspettavi. Ma che tutto sommato è prevedibile.

Ora ci giochiamo tutto contro il Brasile e non è detto prima che perdiamo.

Non lo sappiamo. Altrimenti va l’Egitto avanti.

Detto però. Che noi ci abbiamo messo troppo del nostro per permettere tutto questo.

Una risposta a Detto

  1. anonimo scrive:

    secondo me gran parte della colpa spetta a quelle divise frate-style.

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